Profilo dell’ente

L'Opera della Metropolitana, Fabbriceria della Cattedrale di Siena, già Magistratura dell'antico Stato Senese, amministra il patrimonio storico artistico monumentale del Duomo. L'Ente, dotato di personalità giuridica (ONLUS), provvede alla tutela, conservazione, manutenzione e restauro di tutti i beni storico artistici di proprietà, nonché alla loro promozione culturale. Le più antiche attestazioni di un'opera di Santa Maria risalgono all'ultimo decennio del XII secolo, a testimonianza di un cantiere attivo nei lavori di costruzione o di manutenzione dell'antica cattedrale. Dalla metà del secolo successivo l'Opera appare definita sul piano istituzionale, essendo dotata di un'autonoma struttura burocratica, di un cospicuo patrimonio immobiliare e di una precisa sede amministrativa. Al pieno Duecento risale anche il pieno inserimento dell'Opera nell'orbita del Comune di Siena, che provvederà tramite le compilazioni statutarie due-trecentesche a regolarne l'assetto istituzionale, disciplinarne i finanziamenti e fissarne gli obiettivi. Al vertice dell'amministrazione venne previsto un operaio, espressione diretta della parte politica al governo della città, affiancato da un gruppo di consiglieri e da uno scrittore con compiti di registrazione contabile, sostituito da un vero e proprio tesoriere (camarlengo) a partire dal 1362. La struttura e le funzioni attribuite all'Opera nel corso del Trecento ricevettero una profonda modifica solo con la redazione statutaria comunale del 1545. Al vertice dell'Opera venne previsto un rettore, eletto dai massimi consessi politici cittadini, e un consiglio di nove "savi", uno dei quali scelto tra i canonici della cattedrale. Il maneggio del denaro venne confermato al camarlengo, il cui operato sarebbe stato sottoposto alla revisione annuale degli uffici di controllo del Comune. Le norme cinquecentesche trovarono applicazione sostanziale anche per tutta l'età moderna, allorché la nomina del rettore divenne comunque prerogativa del granduca di Toscana. Negli ultimi decenni del XVIII secolo l'azione riformatrice dei governanti lorenesi modificò più volte l'assetto istituzionale dell'Opera, finché nel 1790 venne soppresso l'ufficio dei "savi" ed affidata al rettore ogni responsabilità amministrativa, in collaborazione con un bilancere per la cura degli affari contabili, di un cancelliere per l'esecuzione di ogni incombenza burocratica e di un fattore per il disbrigo della gestione ordinaria. Nel periodo di inserimento della Toscana nell'Impero francese (1808-1814) l'amministrazione dell'Opera non ebbe particolari scossoni sul piano istituzionale, nonostante le generali riforme amministrative che caratterizzarono quella fase storica. E neppure il restaurato governo granducale pose mano ad un riassetto degli organi di direzione e di gestione della fabbriceria senese, accentuando semmai le forme di controllo e di revisione contabile. Dopo l'Unità d'Italia l'Opera del duomo di Siena è stata sottoposta, come tutte le altre fabbricerie, alla legislazione dello Stato unitario, erede in questo caso delle precedenti prerogative granducali.