SOCI Opera del Duomo di Orvieto
Presidente
Avv. Francesco VenturiConsiglieri
Prof. Marino Massimo De Caro
Prof. Giuseppe Maria della Fina
Dr. Daniele Di Loreto
Prof. don Ruggero Iorio
Rag. Cesare Perali
Ing. Stefano StramaccioniSegretario
Dr. Giuseppe Mearilli
L'Opera del Duomo di Orvieto ha un'origine ecclesiastica, nascendo sotto
l'egida del vescovo Francesco Monaldeschi e con il pieno favore di papa Nicola
IV, che pone la prima pietra della catterale nel 1290. In un periodo di grande
fervore urbanistico, riflesso di quella "costruzione politico-amministrativa"
della città attuata alla metà del XIII sec. dal populus al governo,
le aspirazioni degli orvietani, desiderosi di edificare una nuova chiesa cattedrale
e sollecitati ad un mutamento del gusto artistico dalla presenza della corte
pontificia (a partire da Innocenzo III nel 1216) e dall'apertura dei cantieri
degli Ordini mendicanti, sembrano concretizzarsi, a partire dal 1280, col
trasferimento del presule di Melfi ad Orvieto. Dalla "fase preparatoria"
della fabbrica (1284) fino al 1295 circa, il vescovo Francesco svolge infatti
un ruolo di primo piano, sia nella predisposizione dell'area destinata ad
ospitare il costruendo Duomo, sia nell'organizzazione tecnico-amministrativa
del cantiere.
Egli stipula un accordo con i canonici per l'esproprio dei loro immobili,
da demolire insieme alla vecchia cattedrale per edificare la nuova, acquista
con le sue rendite personali o col denaro delle decime un complesso edilizio
nella stessa zona ed inoltre si occupa della nomina del responsabile della
fabbrica, della scelta delle maestranze e della determinazione dei salari.
Nel periodo delle origini l'Opera è inscindibile dal cantiere, con
cui di fatto si identifica, e assume la fisionomia di un organismo piuttosto
semplice amministrato da un rettore ecclesiastico, generalmente un canonico
o un converso di un monastero, eletto a vita e denominato operarius. Egli
si occupa della direzione tecnica della fabbrica esercitando un controllo
costante sull'andamento dei lavori e, contemporaneamente, svolge anche "funzioni
economico-finanziarie", raccogliendo e amministrando i lasciti in favore
della cattedrale. Nella gestione del denaro derivante dalle donazioni private
il responsabile del cantiere è probabilmente coadiuvato, fin dalle
origini, da una o più persone laiche, primo segno del futuro inserimento
dell'autorità secolare cittadina nella struttura dell'Opera. Il ruolo
di operarius, in questa prima fase, è ricoperto dal frate silvestrino
Bevignate, documentato ad Orvieto fin dal 1291, personaggio noto nell'Italia
mediana del XIII sec., vero e proprio riferimento per la committenza laica
ed ecclesiastica e per le maestranze, tra le quali spicca la figura di Ramo
di Paganello, responsabile artistico del cantiere orvietano.
Opera del Duomo di Orvieto (Terni)
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